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 TUTTI I NODI AL PETTINE

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MessaggioTitolo: TUTTI I NODI AL PETTINE   Sab Apr 17, 2010 3:32 pm

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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Dom Apr 18, 2010 9:42 am

Dal sito di FareFuturo:

Quella "differenza"
non solo politica

di Filippo Rossi

Non sappiamo come andrà a finire lo scontro politico tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. E sinceramente poco ce ne importa. Poco ce ne importa perché, comunque vada a finire, sia che nascano i gruppi parlamentari di Pdl-Italia sia che il premier sappia rispondere alle questioni politiche poste dal presidente della Camera, il dado comunque è tratto.

Al di là dei resoconti dei quotidiani, infatti, ieri non è andato in onda un ennesimo battibecco politico degno di una puntata di Porta a Porta o Anno Zero: quella è solo l’apparenza, descritta alla perfezione dai cronisti parlamentari. No, oltre alle discussioni – importantissime, intendiamoci – su strategia e tattica, su democrazia interna, sullo strapotere della Lega, su coordinatori, vice coordinatori, poltrone e strapuntini, sui numeri della politica, insomma, c’è dell’altro, c’è molto altro. C’è qualcosa, forse d’impalpabile, che, però, alla fine dei conti fa davvero la differenza, qualcosa che può spiegare quello che sta succedendo meglio di retroscena legati indissolubilmente alla cronaca di queste ore.

Questo qualcosa ha a che vedere con parole magari un po’ in disuso, magari un po’ fuori moda che, però, hanno – ne siamo convinti – ancora un senso per la maggioranza assoluta degli italiani. Le buttiamo là alla rinfusa proprio per la loro importantissima impalpabilità. Parole come decoro, come serietà, come integrità, come legalità. Parole come sobrietà. Come stile. E come moderazione. Parole come dialogo e come pacatezza. Parole come altruismo e condivisione. Parole come libertà. E come dignità. E come responsabilità. Parole come partecipazione. E come cultura. Parole, anche, come patria. Parole come Italia. E come rispetto. E parole come democrazia. Come umanità. Come bellezza. Come doveri. E come diritti. Come onestà. E come laicità. E come accoglienza. Come comunità. Come integrazione. Parole come futuro. Come fatica. Come lavoro. Come amore. Come speranza e come prospettiva. Parole come utilità. E come felicità. Sono tante e altrettante potrebbero essere.

Parole impalpabili che, però, segnano una differenza culturale prima che politica. Una differenza tra due modi di pensare la politica. Di agire in politica. Una differenza tra chi, almeno così sembra, considera il potere una cosa privata, fine a se stessa, senza ideali, senza contenuti, senza obiettivi, e chi lo considera al servizio dei cittadini, al servizio del paese. Una differenza tra chi cerca di dare un senso a quelle parole e chi, invece, le utilizza solo come vuota retorica. Ecco, forse è questa la differenza più importante: dare o no un senso alle parole, considerarle o no scatole da riempire con quello che più fa comodo. Il pericolo del relativismo è tutto qui: non dare significato a quello che un significato ce l’ha eccome; urlare slogan senza dargli né un corpo né un’anima.

Senza capire questa differenza, nessuno può comprendere quello che sta succedendo in questi giorni, in queste ore. Senza capire questa alterità, quel che sta succedendo può apparire solo un gioco politico, un gioco di potere. Ma non è così: c’è dell’altro. Molto altro. E tantissimi italiani, a destra come a sinistra, l’hanno capito.
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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Dom Apr 18, 2010 9:51 am

Sempre da FareFuturo (ffwebmagazine.it):

E ora si gioca
a carte scoperte


di Flavia Perina

Non è solo la partita delle riforme, non è solo il rapporto con la Lega, il Sud, lo sviluppo, il diritto al dibattito interno, l'irritazione per certe esibizioni cesariste. Non è più la tanto celebrata differenza antropologica tra il tycoon che si è fatto premier e l'ex-ragazzo di Bologna che fa politica dall'adolescenza. Nel gioco a carte scoperte che ieri si è aperto nel Pdl, dopo un anno di schermaglie e mezze verità, c'è un elemento poco valutato dai media e che invece conta moltissimo: la sensazione che senza un atto di rupture, di autentica discontinuità nel modus operandi del partito e della maggioranza, i prossimi tre anni possano segnare la fine della storia della destra italiana, sostituita da un generico sloganismo e dall'ottimismo dei desideri in luogo dell'antico ottimismo della volontà.

Una delle preoccupazioni principali dei tanti parlamentari "ex An" che ieri si sono affacciati nello studio di Fini per avere notizie e discuterne, era quella che la scelta di aprire una partita trasparente e alla luce del sole con Berlusconi fosse interpretata dai media con il consueto stereotipo del "tradimento", dell'ingrato che morde la mano che lo ha allevato. Un timore legittimo, visti i precedenti di criminalizzazione di ogni accenno di dibattito, di ogni spunto di riflessione non coincidente con il puro "sissignore". Ma anche un complesso da superare, una volta per tutte. Il mondo che Gianfranco Fini ha portato nel "mare aperto del Pdl", invitandolo a fare politica finalmente in un contesto maggioritario, fuori dall'antico schema della minoranza assediata, ha tutte le qualità e i numeri per chiedere rispetto e agibilità: quando esprime un'idea come quando si deve concordare una lista.

È un mondo che quando parla di economia non può accontentarsi di argomentare la tesi "meno male che c'è Tremonti", perché ha una sua analisi e sue specifiche proposte che vorrebbe vedere almeno ascoltate, se non discusse. È un mondo che quando parla di legalità ha in mente Borsellino e non la tempistica del processo Mills. È un mondo che se parla di giovani, e scuola, e precari, non si accontenta di dire "abbiamo fatto la rivoluzione del merito" perché sa che non è vero, che l'Italia è uno dei paesi più immobili d'Europa e che se non si rimette in moto l'ascensore sociale ci perderemo per strada una generazione intera. È un mondo che è cresciuto nel più assoluto rispetto dell'unità nazionale e trova difficile inghiottire i rospi di certe provocazioni leghiste, né capisce perché dovrebbe farlo: la Lega ha al Nord il 13 per cento, circa quanto il vecchio Msi aveva a livello nazionale, e se si "spalma" questa percentuale su tutta Italia ha il 4, forse il 5 per cento. Le corsie preferenziali che le sono state aperte sono numericamente immotivate e politicamente disastrose per chi, in Veneto o in Lombardia, deve difendere le liste del Pdl dalla concorrenza del Carroccio.

Un anno fa, appoggiando senza riserve la scelta del nuovo partito unitario, la metafora che noi del Secolo usammo fu: ora chi ha più filo da tessere, tessa. Scommettavamo su noi stessi, sulle nostre capacità e competenze, sulla qualità e moralità della nostra classe dirigente. Ieri abbiamo visto uno come Vincenzo Zaccheo, sindaco di Latina dove il Msi era maggioranza relativa già nel ‘93, prima di An, mandato a casa dalle manovre del senatore Claudio Fazzone, padrino politico di Fondi, un Comune indicato dal Prefetto (non da Santoro o Floris) come infiltrato dai casalesi e candidato da Maroni (non dalla Gabanelli o dalla Dandini) allo scioglimento e al commissariamento.

Dov'è la tela che dovremmo tessere? Dove il luogo e il modo di far valere le nostre idee e le nostra capacità? Su questo giornale, per fare qualche esempio a caso, abbiamo dovuto difendere una come Renata Polverini dall'accusa di portare una giacca rossa. Uno come Fabio Granata dall'accusa di essersi iscritto al popolo viola. Italo Bocchino ha scoperto di essere stato seguito dai servizi. Della sottoscritta si è scritto che «ha tradito Rauti per un posto in Parlamento», poltrona che ha avuto quindici anni dopo l'uscita di Rauti dal partito. E potremmo continuare per mille righe.

Ecco, questo è il nocciolo della partita. Poi, gli appassionati si dedichino pure ai retroscena, alla conta dei numeri, al gioco delle ricuciture possibili. Il comunicato diffuso ieri da Gianfranco Fini ha chiarito che, comunque vada, sarà garantito pieno sostegno al governo per tutta la legislatura: anche questo - la lealtà - è elemento distintivo del nostro dna, irrobustito da antiche esperienze scissioniste che radicarono tanti anni fa il disprezzo per la categoria del tradimento. Su tutto il resto, finalmente si gioca a carte scoperte.

Pubblicato sul Secolo d'Italia del 16 aprile 2010
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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Lun Apr 19, 2010 10:03 pm

Interessantissima puntata stasera de L'Infedele sul tema, come sempre Lerner riesce ad invitare persone serie da una parte e dall'altra e a condurre una trasmissione (l'unica a dir la verità) senza quegli irritanti sovravoce tipici dei politici di tutti i ranghi.
Per chi fosse interessato che se l'è persa si possono rivedere le puntate sul sito http://www.la7.tv/programmi/infedele/
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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Gio Apr 22, 2010 7:19 am

Fini è veramente un cane; prima sputa su Berlusconi, poi ci va a nozze nel PDL, poi ora ci risputa...

Chiede democrazia e correnti nel Pdl quando lui, capo supremo di An non concedeva un congresso da anni e definiva le correnti di An "una metastasi" (c'ero anche io a Roma quella volta...)


Comunque è un argomento che non mi riguarda.Non so come fanno quelli del Pdl a dover scegliere tra Fini e Berlusconi....
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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Gio Apr 22, 2010 8:16 am

Di certo non starò qui a difendere Gianfranco Fini (anche se il pestaggio mediatico riservato alla sua persona è degno di sovietici ricordi!), ma quello che Berlusconi vuole far passare come Popolo delle Libertà assomiglia sempre di più al PCI quando c'era " l'imposizione democratica" della linea di partito.

La verità è che il Popolo delle Libertà è a tutti gli effetti il Partito del Predellino dove il sultano non ammette idee, solo voti fiduciari vuoti di coscienza, e appena la sua statua equestre è stata leggermente graffiata tutti i servi si sono rizzati per difenderlo,dallo scrivano Feltri agli ex-AN, ormai da tempo poltronati, La Russa, Alemanno, Meloni ecc.
Vedremo oggi come andrà a finire quella sottospecie di congresso PDL.

Almeno forse si smetterà di vedere quelle maggioranze bulgare ad ogni votazione parlamentare.
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MessaggioTitolo: Re: TUTTI I NODI AL PETTINE   Gio Apr 22, 2010 5:34 pm

Amò stiamo a vedere cosa succede.
Io l'ho visto in diretta e devo dire che è stato bello forte da vedere, di certo non è stato noioso...fate voi..commentate in qualche modo..
Il primo è l'intero intervento di Fini, il secondo è la lite finale..

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