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 E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?

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AutoreMessaggio
astero

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MessaggioTitolo: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mar Mar 23, 2010 12:47 pm

Cosa pensate dell'intervento del Presidente ella CEI contro l'aborto e quindi con una scelta politica in vista delle prossime elezioni?
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Campena
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mar Mar 23, 2010 5:57 pm

Ci può stare:

primo perchè è un cittadino italiano ed è quindi libero di esprimere la propria opinione

secondo perchè si dovrà pur sapere l'opinione della chiesa! o no?
come uno del PD vuol sapere cosa ne pensa Bersani o Franceschini,uno del PDL cosa ne pensa Fini o Berlusca,un imprenditore cosa ne pensa Confindustria etc... così un cristiano ha diritto a pensare cosa ne pensa la chiesa,permettete che per molti può essere importante?

Io tra l'altro quella prodrogati,proaborto,terzomondista,filoimmigrazionista della Bonino non la voterei manco morto!
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alvin
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mar Mar 23, 2010 7:13 pm

É corretto nel momento in cui (quanto è brutta sta espressione!) la Chiesa ravvisa in un'area politica, piuttosto che in un'altra, chi meglio difende dogmi (ed interessi) che fanno capo ad essa.

Esprimere un parere è legittimo!

Non lo era quando negli anni post-guerra la Chiesa non si limitava ad esprimere pareri, ma lanciava anatemi minacciando ritorsioni, scomuniche giungendo ad intimorire i fedeli se questi si schieravano con i "rossi" antagonisti.

Terra-terra; la Chiesa, coerentemente, non potra mai dirti "Ammazzali pure sti feti!".
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andreah
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mar Mar 23, 2010 7:19 pm

.


Ultima modifica di andreah il Mer Mar 24, 2010 11:46 pm, modificato 1 volta
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Papaia
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mar Mar 23, 2010 7:47 pm

io non ci vedo niente di strano la Chiesa ha semplicemente espresso un suo parere su di un argomento!!
Cioè è contro l'aborto (e ci mancherebbe altro)!
Poi uno può essere d'accordo o meno semplice no solo in Italia fa notizia una cosa cosi!
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xetrix
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 8:25 am

fa notizia solo in Italia perchè il Vaticano è in italia, in germania, francia e inghilterra non se ne frega un mazzo nessuno di cosa pensa la CEI!!

sono d'accordissimo sul fatto che ognuno, non possa, ma DEBBA, esprimere la propria opinione, ma non fatemi la parte degli gnorri a dire che poverina la Chiesa ha espresso solo la propria idea. la Chiesa campa anche grazie ai soldi dei contribuenti, e chi glieli da i soldi? lo Stato, i politici, e se alla Bonino gli venisse in mente di tagliare qualche fondo? no, no, meglio dargli contro.

vada bene per l'opinione ma in NESSUN STATO A FORTE CARATTERE LAICO un'autorità religiosa influisce cosi tanto nella politica.



gli stati fortemente laici sono i più sviluppati.

l'italia non è uno stato fortemente laico.

l'italia non è tra i più sviluppati.
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alvin
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 9:15 am

Citazione: " gli stati fortemente laici sono i più sviluppati, l'italia non è uno stato fortemente laico, l'italia non è tra i più sviluppati." (xetrix)

Una applicazione della proprietà transitiva più xxxxxxxx (scegliete voi l'aggettivo tra: demenziale, risibile, assurda) di questa l'ho osservata di rado.

Neppure ti è passata per la testa l'idea che dai primi anni '80 la nostra classe politica ha cominciato ad infognarci in un debito pubblico smisurato, che frena qualsiasi possibilità di sviluppo.

Se tu disponi di 1500 euro al mese ma ogni mattina devi pagarne 40 di interessi, la tua famiglia devi mandarla avanti con i restanti 300 euro. Non puoi fare investimenti, non puoi fare progressi, ma "sopravvivi" e basta.
Questo è quanto succede a mister Tremonti. La CEI o la chiesa non c'entrano un bel mazzo!
C'è poi la palla al piede del Sud, un rimorchio pesantemente frenato dalla criminalità, ma questo è un altro discorso.
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 10:03 am

QUESTO E' UN ARTICOLO DEL 2007

I conti della Chiesa
ecco quanto ci costa
di CURZIO MALTESE


"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati". Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno più azzeccate. Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all'interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.
Le ragioni dell'ascesa di Ruini sono legate all'intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un'altra chiave per leggerne la parabola si chiama "otto per mille". Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull'Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all'anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l'ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.

Dall'otto per mille, la voce più nota, parte l'inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani. Il calcolo non è semplice, oltre che poco di moda. Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica. Il "prezzo della casta" è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all'anno. "Una mezza finanziaria" per "far mangiare il ceto politico". "L'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno".

Alla cifra dello scandalo, sbattuta in copertina da Il Mondo e altri giornali, sulla scia di La Casta di Rizzo e Stella e Il costo della democrazia di Salvi e Villone, si arriva sommando gli stipendi di 150 mila eletti dal popolo, dai parlamentari europei all'ultimo consigliere di comunità montane, più i compensi dei quasi trecentomila consulenti, le spese per il funzionamento dei ministeri, le pensioni dei politici, i rimborsi elettorali, i finanziamenti ai giornali di partito, le auto blu e altri privilegi, compresi buvette e barbiere di Montecitorio.

Per la par condicio bisognerebbe adottare al "costo della Chiesa" la stessa larghezza di vedute. Ma si arriverebbe a cifre faraoniche quanto approssimative, del genere strombazzato nei libelli e in certi siti anticlericali.

Con più prudenza e realismo si può stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.

La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico. Soltanto agli italiani, almeno in queste dimensioni. Non ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi, agli americani, che pure pagano come noi il "costo della democrazia", magari con migliori risultati.

Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perché forse non lo sanno. Il meccanismo dell'otto per mille sull'Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all'epoca "di sinistra" come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell'84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini.

Ma pur considerando il meccanismo "facilitante" dell'otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio "ritorno sociale". Una mezza finanziaria, d'accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l'impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma "quanto" veri?

Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull'otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l'altro paradosso: se al "voto" dell'otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.

Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, è in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul "come" le gerarchie vaticane usano il danaro dell'otto per mille "per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa". Una delle testimonianze migliori è il pamphlet "Chiesa padrona" di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Al capitolo "L'altra faccia dell'otto per mille", Beretta osserva: "Chi gestisce i danari dell'otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici". Continua: "Quale vescovo per esempio - sapendo che poi dovrà ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale - alzerà mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?". "E infatti - conclude l'autore - i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno più niente da perdere...".

A scorrere i resoconti dei convegni culturali e le pagine di "Chiesa padrona", rifiutato in blocco dall'editoria cattolica e non pervenuto nelle librerie religiose, si capisce che la critica al "dirigismo" e all'uso "ideologico" dell'otto per mille non è affatto nell'universo dei credenti. Non mancano naturalmente i "vescovi in pensione", da Carlo Maria Martini, ormai esiliato volontario a Gerusalemme, a Giuseppe Casale, ex arcivescovo di Foggia, che descrive così il nuovo corso: "I vescovi non parlano più, aspettano l'input dai vertici... Quando fanno le nomine vescovili consultano tutti, laici, preti, monsignori, e poi fanno quello che vogliono loro, cioè chiunque salvo il nome che è stato indicato". Il già citato Vittorio Messori ha lamentato più volte "il dirigismo", "il centralismo" e "lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa". Alfredo Carlo Moro, giurista e fratello di Aldo, in uno degli ultimi interventi pubblici ha lanciato una sofferta accusa: "Assistiamo ormai a una carenza gravissima di discussione nella Chiesa, a un impressionante e clamoroso silenzio; delle riunioni della Cei si sa solo ciò che dichiara in principio il presidente; i teologi parlano solo quando sono perfettamente in linea, altrimenti tacciono".

La Chiesa di vent'anni fa, quella in cui Camillo Ruini comincia la sua scalata, non ha i soldi per pagare gli impiegati della Cei, con le finanze scosse dagli scandali e svuotate dal sostegno a Solidarnosc. La cultura cattolica si sente derisa dall'egemonia di sinistra, ignorata dai giornali laici, espulsa dall'universo edonista delle tv commerciali, perfino ridotta in minoranza nella Rai riformata. Eppure è una Chiesa ancora viva, anzi vitalissima. Tanto pluralista da ospitare nel suo seno mille voci, dai teologi della liberazione agli ultra tradizionalisti seguaci di monsignor Lefebrve. Capace di riconoscere movimenti di massa, come Comunione e Liberazione, e di "scoprire" l'antimafia, con le omelie del cardinale Pappalardo, il lavoro di don Puglisi a Brancaccio, l'impegno di don Italo Calabrò contro la 'ndrangheta.
Dopo vent'anni di "cura Ruini" la Chiesa all'apparenza scoppia di salute. È assai più ricca e potente e ascoltata a Palazzo, governa l'agenda dei media e influisce sull'intero quadro politico, da An a Rifondazione, non più soltanto su uno. Nelle apparizioni televisive il clero è secondo soltanto al ceto politico. Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici, la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso. Le voci di dissenso sono sparite. Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent'anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione.

Il clero è vittima dell'illusoria equazione mediatica "visibilità uguale consenso", come il suo gemello separato, il ceto politico. Nella vita reale rischia d'inverarsi la terribile profezia lanciata trent'anni fa da un teologo progressista: "La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo". Quel teologo si chiamava Joseph Ratzinger.

(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)



La chiesa ha contribuito eccome al nostro affondo economico!!!!

senza parlare che la maggior parte del debito del quale tu parli ti ricordo che è stato fatto da tutti i governi della DEMOCRAZIA CRISTIANA che da prima degli anni '80 ha creato tutto il debito che la nostra generazione dovrà pagare.

DEMOCRAZIA CRISTIANA, mica altri, politici infangati da sempre con la chiesa, e bada, sto parlando della parte più sporca della chiesa, non tutta certo, ma sicuramente la più potente.

l'avrebbe potuto fare Ruini tutto ciò con un governo LAICO?!!!!!

Questo per quanto riguarda lo sviluppo economico.

Lo sviluppo di una nazione non si basa solo sul denaro; c'è anche ad esempio lo sviluppo culturale, scientifico ecc..

tutti aspetti che la chiesa combatte fin dalla sua nascita, perchè come tutti i poteri forti si sviluppa meglio nell'ignoranza e nella pochezza del popolo che "governa".


Ultima modifica di xetrix il Mer Mar 24, 2010 10:08 am, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 10:06 am

Discutere su questo argomento mi pare assurdo.

In Italia tutti hanno il diritto di dire la sua?
Non vedo perchè la Chiesa non può dire la sua.

Le argomentazioni finiscono qui.




La Chiesa non ha invitato a votare questo o quello, ma i politici che nel loro programma rispecchiano i principi etici del cristianesimo. Sarebbe piuttosto grave se la Chiesa stesse zitta a questo punto!

Poi, ripeto, ognuno è libero di votare chi gli pare (stato laico)
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 10:11 am

Bostrengo sei pure uno che di politica capisce..

1- aborto-si aborto-no??!! le elezioni che stiamo per affrontare sono elezioni REGIONALI anche se non sembra dalla campagna elettorale che fa Berlusconi.
nessuno dei candidati che verrà eletto avrà il potere di decidere sull'aborto, sull'eutanasia o altre cose del genere quindi di cosa straparla la CEI?

2- lo sai meglio di me il ruolo POLITICO che ha la chiesa, non facciamo gli ipocriti per favore

p.s.
andate a controllare bene la definizione di laicità e Stato laico.

quando lo Stato è influenzato nelle sue decisioni da ideologie profuse da autorità religiose esso NON è laico.


QUANDO UNO PUO' VOTARE CHI VUOLE NON SIGNIFICA LAICITA' MA DEMOCRAZIA.
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 1:23 pm

1) le regioni sono competenti in materia sanitaria e quindi anche sulle questioni relative in qualch modo all'interruzione di gravidanza (vedi pillole abortive etc)

2) certo che la Chiesa ha la sua influenza...ci mancherebbe che non lo avesse nella nazione che ha influenzato piu di tutte il cristianesimo!

influenza però è ben diverso da intromissione legislativa (la quale minerebbe la laicità dello stato)

quando vedremo un prete che firma una legge allora lo stato non sarà più laico...ma fin a quel momento i preti, o chiunque altra persona, ha il diritto di dire quello che vuole poichè siamo in una democrazia
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 1:39 pm

I svariati controsensi dell'istituzione chiesa mi portano a ritenere che interventi di una religione in uno stato laico e per interventi intendo "attivi" siano da reputare inammissibili, per quello che riguarda i precetti cattolici-teologici sono nelle mani della fede. Nel senso, se uno è credente manterrà un dovuto comportamento...

comunque, credo che qualche cattolico farebbe bene a leggersi le lettere di Paolo di Tarso (san paolo).
Per i fatti morali che sia il soggetto a scegliere, per quello che riguarda lo stato che sia il popolo se democrazia.
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 5:01 pm

uno pò o meno approvare i moniti della chiesa ma non può dire che la Chiesa (come qualsiasi altra persona, associazione, partito) non può parlare e dire la sua.

siamo in democrazia!


mi pare strano che ste cose debba dirle proprio una fascista come me tongue tongue tongue tongue
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Mer Mar 24, 2010 6:06 pm

nessuno qui cerca di tappare la bocca alla chiesa.

è logico che non vedrai mai un prete che firma una legge (e c' mancaria altr..), ma la chiesa con altri metodi influenza le scelte politiche, o meglio, alcune scelte politiche, e questo per me è inammissibile!!

giacomo in materia di interruzione di gravidanza ha potere il parlamento con leggi nazionali, non è mica l'immondizia che ogni regione sceglie a chi darla in appalto; se no tutto quel tempo cosa hanno discusso a fare se poi ogni consiglio regionale poteva interpretare la legge..
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MessaggioTitolo: Re: E' corretto(non giusto) che la Chiesa Cattolica si schieri politicamente?   Gio Mar 25, 2010 4:20 pm

Ripeto che anche le regioni hanno dei poteri a riguardo (vedi la delibera regione toscana su interruzione di gravidanza con metodo farmacologico ai sensi della legge 194/78)...su ste robbe so strainformato, credetemi...

se la Chiesa esercita influenze politiche fa solo quello che in una democrazia, fanno tutti i gruppi di potere...partiti, associazioni, altre religioni etc

la laicità è minata solo quando si fanno leggi contro la laicità stessa dello Stato.
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