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 Apecchio c'era una volta

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AutoreMessaggio
Giorgio
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Localizzazione : ingiò
Data d'iscrizione : 07.01.08

MessaggioTitolo: Apecchio c'era una volta   Gio Feb 25, 2010 5:09 pm

Molti la conosceranno già... non me ne voglia l'autore se la pubblico qui!

Due fiumi, un campanone, un borgo vecchio,
la festa al Crocifisso, questo è Apecchio,
ma il piccol mondo antico adesso non c'è più,
con la gente in piazza, la guerra in su e in giù,

la neve non mancava così che la mattina
il paese ti appariva come una cartolina.
I bimbi senza scuola, gli uomini in mantella,
le piste per la slitta? La Pieggia e la Valcella.

I carri mascherati col vecchio Pantalone,
i "fregni" per la strata facevan cicolone;
la stessa cantilena per dire: "El mi(o) en c'l'ha,
en bucuncin del vostr' mèl dét' per carità?"

Il tempo di Quaresima spazzava il carnevale
la compagnia dei "soppi" faceva il funerale;
il "prete" che iniziava, dicea cinque e tre otto,
la folla due aggiungeva, a conclusion del motto.

Il venerdì Santo, con le campan legate,
la messa e le funzioni andavano annunciate.
Non era un mestier che si imparava a scuola,
prendevi la "batràccola" e urlavi a squarciagola.

Le donne indaffarate, le "Ciacce" ad impastare,
poi il prete e lo scaldino per farle lievitare;
al forno infin la corsa, per gli uominina buta,
le donne a omandarsi "chissà cum sarà nuta"?.

"Luminamars", un fuoco che la notte rischiarava,
il Santo falegname così noi si onorava;
intorno a quel falò, fedeli testimoni,
di un rito che finiva coi salti sui carboni.

La festa a San Filippo, in maggio a primavera,
merende il pomeriggio e "toccio" fino a sera.
Sulla collina verde, così apparecchiata,
il posto c'era sempre, senza telefonata.

Le fiere con i banchi, le bestie giù al mercato,
la "stroppa" per contratto e il dazio mal pagato;
l'affare era concluso senza carta bollata,
dal Ciocco una "foietta" e infine una mangiata.

Domenica la messa finiva in "Missa est"
e tutti si chiedevan: "ma oggi fuori c'è?"
La chiesa si svuotava, così come il coretto
in piazza ci aspettava Gujèrm" e il suo carretto.

Il fiume come spiaggia, la sera e la mattina,
non c'era il trampolino e nemmeno la cabina.
I tuffi dallo scoglio, qualche furtivo abbraccio,
la nostra Saint Tropez era il Mulinaccio.

I lidi alternativi? Gorgaccia o Cascatella,
senza agenzie di viaggio la vita era più bella;
i pomeriggi interi a pescare con le mani,
a raccontarlo oggi passiamo per marziani.

Tutti i paesi pregano la Vergine Maria
con l'Ave dedicata e qualche litania,
per tutti è Immacolata ed anche Concezione,
però noi solo abbiamo quella del "Cidirone".

Un'altra estate era quella di San Martino,
dal prete a festeggiare con le castagne e il vino,
a render giusto omaggio a quel che ci è patrono
e l'allegria saliva se c'era quello buono.

Madonna di Loreto, per noi una tradizione,
coi botti e le preghiere, la Madre in processione;
le donne col rosario, il prete e i chierichetti,
chi spara il "masagàt", chi invece i "mortaretti".

Il 26 dicembre riapriva il Comunale,
sul palco i "Carioca", la gente giù a ballare;
le figlie con le mamme schierate sul loggione,
le intimità vietate e un grande polkverone.

I soldi erano pochi, non si facea mattino
contenti si tornava pur senza il cappuccino.
Quanta nostalgia per quel che era il "Veglione",
per noi un pub e un dancing, ora si va a Riccione.

Che dir delle osterie, rifugio ed anche ristoro,
e carte, le bevute, la morra e qualche coro.
Le mode son cambiate, i gusti pure quelli,
il cocktail ora si chiede, la sosa e il Varnelli.

Botteghe ed artigiani riempivano la via,
ricovero per tanti di cose e di maestria,
travolti da una logica che or domina il mercato:
si compra, ma soltanto quello che è firmato!

Il Piano di Velluto, le sue panchine e il prato,
quanti lassù si sono amor vero giurato.
Via vai di copppiette che andavano per mano,
tornavan più contente, spiegate Voi l'arcano!

I giochi sulla piazza erano sempre quelli,
due calci ad un pallone, suonare i campanelli,
ma il prete ci pensò a farci cittadini,
col cinema ed il campo, per grandi e per bambini.

Paese di ruscelli, con l'acqua che zampilla,
a casa invece spesso, neanche una stilla.
Un'unica risorsa restava e solo quella,
la fonte più vicina, cioè la Fontanella.

Sorgente amica e antica per bere e per lavare,
un bar-lavanderia senza dover pagare.
Comodo non era, ma andarci era una gioia,
non c'è più niente ed oggi è una scorciatoia.

La battitura allora, con trebbie e con trattori,
fatica e tanta "pula", non certo per signori;
il grano sulle spalle, portato in magazzino,
le donne a cucinare e a passare il vino.

Le veglie su in campagna davanti al focolare,
il giogo per i buoi nei campi a lavorare
le aie coi pagliai; niente è più lo stesso
e quelli che han studiato lo chiamano progresso.
Ricordi ed emozioni, e forse non soltanto,
ti mancxa quel che hai perso e pensi con rimpianto
a quel che c'era allora, che non ritornerà,
come la gioventù che scappa e se ne va.

la vita spesso porta a prendere altre strade,
lavoro, studi e affetti non nelle tue contrade,
per me che son partito è sempre un "amarcord",
ma più che amaro, è amore: "Apecchi'(o) en t' scòrd'"

Lanfranco Forlucci - dicembre 2009
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