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 SIGNORNO'

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MessaggioTitolo: SIGNORNO'   Ven Feb 20, 2009 10:20 am

COME T’INVENTO IL VILIPENDIO di Marco Travaglio
Bei tempi, quando la Lega Nord voleva “abolire i reati d’opinione,residui del codice fascista”. Ora il ministro leghista Maroni querela Famiglia Cristiana che ha definito razzista non lui,ma una norma dell’ennesimo pacchetto sicurezza. E Gasparri,noto stilnovista che definisce cloaca il Csm,da il benvenuto ad Obama dicendo che “la sua elezione farà contenta Al Qaeda” e incolpa Napolitano per la morte di Eluana,fa fuoco e fiamme per una vignetta di Vauro. Ma in questo revival di intolleranze colpisce la vicenda del presunto vilipendio del Capo dello Stato da parte di Antonio Di Pietro durante la manifestazione del 28 gennaio in piazza Farnese. L’epilogo è noto:la fulminea richiesta di archiviazione della Procura di Roma, a cui è bastato ascoltare il discorso integrale del leader dell’Idv per stabilire che s’è trattato di un gigantesco equivoco. Più che un equivoco,una figura barbina per l’Unione Camere Penali,che aveva denunciato l’ex pm per aver definito omertoso e mafioso il Quirinale. Ma, soprattutto , una figuraccia per l’intera stampa italiana,che aveva avallato quella assurda interpretazione pur disponendo del flmato del discorso. Bastava un’occhiata per scoprire che Di Pietro aveva rispettosamente criticato il Quirinale per la firma al lodo Alfano e più avanti,a proposito degli scandali che si susseguono in Parlamento,aveva aggiunto:”il silenzio uccide,è un comportamento mafioso,per questo voglio dire quel che penso”. Parlava del proprio eventuale silenzio,non di quello degli altri. Ma un’agenzia di stampa, manipolando e associando le due frasi, aveva scatenato una piccata quanto irrituale replica del Quirinale alle presunte espressioni offensive che in piazza nessuno aveva pronunciato. Col solito strascico di dichiarazioni sdegnate di politici di destra,centro,sinistra e persino dell’Idv, tutti ignari di quanto realmente accaduto. Cosi la bufala aveva iniziato a galoppare travolgendo ogni rettifica e rimbalzando di tg in tg, di sito in sito, di giornale in giornale. “corriere della sera”:, . “Libero”: “Il Giornale”: . “Il Riformista”:. Nel 2004 uno studio dell’Isimm,comissionato dalla Vigilanza Rai, accertò che “la maggior parte delle notizie politiche dei tg nasce dalle dichiarazioni dei politici”: Tg1, Tg2, Tg3 dedicano il 62.4% dello spazio alle dichiarazioni dei politici, il 28,2% alle notizie, e solo il 9.4 ai contenuti. In Francia la proporzione è di 23,21 e 54; in Spagna di 20,45 e 35; in Germania di 32,49 e 19. In Italia isomma la notizia non è quel che accade nella realtà, ma ciò che dicono i politici. E se ciò che dicono i politici non corrisponde alla realtà, è sbagliata la realtà.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mar Feb 24, 2009 10:05 am

QUESTO è SOLO UNO DEI TANTI CASI DI INFORMAZIONE PILOTATA AD USO E CONSUMO DEI CAPI DI TURNO!!
la cosa strana è che nessun giornale e/o media di grossa diffusione abbia PRONTAMENTE chiarito quanto Travaglio ha affermato... magari dopo quache giorno qualcuno ha avuto da obiettare ... dopo qualche giorno...
intanto il popolo ascolta ed immagazzina... e poi si distende la sera sfogandosi con i vari "grandifratelliamicilitaliaindirettaverissimolucignolo ecc. ecc. e poi collegandosi ai siti di gossip per vedere le pocce ed il culo delle "velineconduttricitelevisivesoubrette" di turno al fine di risvegliare i pochi istinti pressochè ormai sopiti... tutto ciò cosa ci porterà in futuro? apriamo xetrix se sei daccordo una discussione su tutto cio!
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Gio Feb 26, 2009 11:04 am

Sarò ben felice di parlarne,magari facciamo un post apposta, qui voglio mettere gli articoli che appartengono alla rubrica Signornò, che Tavaglio tiene su L’Espresso. Qualcuno è davvero significativo.

IL PM FA L’UOMO LADRO di Marco Travaglio

Il Riesame di Potenza ha annullato gli arresti domiciliari al deputato Pd Salvatore Margiotta. Decisione del tutto superflua:alla vigilia di Natale,la Camera unanime(tranne i soliti dipietristi e Furio Colombo) si era già sostituita al tribunale bloccando l’arresto disposto dal gip Pavese su richiesta del pm Woodcock per associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Ennesimo abuso di potere:i deputati non possono bloccare il provvedimento di un giudice entrando nel merito delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza,salvo in presenza di fumus persecutionis contro il candidato alle manette. Fumus escluso dal grosso della giunta per le autorizzazioni a procedere. Il verbale dell’illustre consesso raggiunge vette di umorismo involontario finora ineguagliate. Puro cabaret. Margiotta è chiamato in causa da intercettazioni:una documenta un suo incontro clandestino, in un vicolo appartato, con un imprenditore interessato ad appalti petroliferi in Lucania;il quale poi confida ad un altro di aver promesso a “Salvatò” 200 mila euro per i suoi buoni uffici nella gara truccata. Davanti alla giunta, Margiotta, nega soldi e promesse, “ammesso che Salvatò sia io, cosa di cui dubito fortemente”,. Ma come fa a sapere che l’imprenditore non millantava? Il leghista Matteo Brigandi gli domanda acutemente:”ritiene la vicenda viziata da fumus persecutionis?” la risposta del testimone super partes è sorprendente:”si”. La prova della persecuzione di Woodcock(del gip nessuno parla,come se gli arresti li facesse il pm)? “io e la mia famiglia non siamo nuovi a iniziative di questo pm”. Infatti Woodcock aveva già inviato alla camera altre sue intercettazioni con la moglie Luisa Fasano, capo della Mobile di Potenza(il collegio elettorale del marito) indagata per abuso. Dunque, se un pm indaga due volte sul marito e una sulla moglie, diventa automaticamente un persecutore. Chi lo dice? L’indagato,marito dell’indagata. Elio Belcastro(Mpa) sfodera un altro argomento formidabile: “siccome 15 anni fa Mani Pulite segnò la fine di un’era”, allora niente arresto. Il forzista Maurizio Paniz assicura: il Pdl dirà sempre no alla cattura di parlamentari, “a prescindere dal partito”. Pierluigi Castagnetti, ex margherito come Margiotta, estrae l’alibi decisivo:è inverosimile “una tangente da 200 mila euro per un appalto nientemeno che di 35 milioni”. Un deputato non si vende per cosi poco, questione di dignità. Colpo di genio finale:Antonio Leone,Pdl, denuncia che Woodcock”chiese di usare intercettazioni tra Margiotta e la moglie, in barba al motto popolare per cui “tra moglie e marito non mettere il dito”. Ecco:oltrechè al codice penale,i pm devono attenersi pure ai proverbi. E meno male che nessuno ha citato “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, o “l’occasione fa l’uomo ladro”, 2 “se bello devi apparire qualcosa devi soffrire”. Altrimenti il povero Salvatò lo fucilavano su due piedi.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Ven Mar 06, 2009 11:38 am

SILVIO,AGOSTINO E IL COMMA 22 di Marco Travaglio


Dopola fantasmagorica richiesta di archiviazione della Procura di Roma per l’inchiesta su Silvio Berlusconi e Agostino Saccà,vien da chiedersi perché il premier non si rilassi e continui a martellare le toghe. Sono dieci anni che,a parte pochi cani sciolti, decine di giudici di ogni ordine e grado fanno i salti mortali per salvarlo da se stesso. Nella famosa telefonata del 2007 Berlusconi raccomanda a Saccà cinque ragazze per Raifiction, “poi ti ricambierò dall’altra parte quando sarai un libero imprenditore. Ma, nelle cinque paginette della procura già demolite da Marco Lillo sul sito de l’Espresso, si legge che “non vi è certezza del do ut des”. E poi Saccà non sarebbe incaricato di un pubblico servizio(strano:è un dirigente del servizio pubblico radiotelevisivo). Pur di liberarsi del fascicolo, i pm sostengono che le “segnalazioni” del Cavaliere ebbero “esito negativo”: dimenticano che una favorita di Silvio rubò la parte in Incatesimo a Sara Zanier, più brava ma senza santi in paradiso. Inoltre, per i pm, il rapporto tra i due è talmente “stretto e asimmetrico” che “Berlusconi non ha necessità di garantire indebite utilità per avere favori da Saccà”. Il ragionamento reggerebbe se nella telefonata non si sentisse il primo garantire indebite utilità al secondo. Cotanto argomentare ricorda quello della II Corte d’Appello di Milano che nel maggio 2007 assolse Berlusconi per il doppio bonifico svizzero di 434 mila dollari passato nel 1991 da un conto Fininvest alimentato con soldi del Cavaliere a uno dell’avvocato Previti fino a uno del giudice Squillante. Bonifico accertato,come la sua “funzione corruttiva”, ma non si vede “perché mai un imprenditore avveduto come Berlusconi, dotato di immense disponibilità finanziarie, avrebbe dovuto effettuare(meglio,far effettuare) un pagamento corruttivo attraverso una modalità(bonifico bancario) destinata a lasciare traccia,anziché con denaro contante”. Ecco:Silvio è innocente “a prescindere”. Se non lascia tracce,manca la prova;se lascia tracce, è impossibile che le abbia lasciate. I giudici non devono credere neppure ai propri occhi. Esaminando poi due pagamenti brevi manu da Previti a Squillante raccontati da Stefania Ariosto, gli stessi giudici esprimono “ovvie perplessità” sulla “tesi,deviante rispetto all’esperienza, che persone accorte e professionalmente qualificate come Previti e Squillante, si spartissero mazzette coram populo”. Triplo salto mortale carpiato:se Berlusconi lascia tracce su un bonifico svizzero,ciò è impossibile perché è più probabile che pagasse cash;se Previti viene visto pagare cash, ciò è impossibile perché è più probabile che usasse metodi più sicuri. Tipo i bonifici svizzeri? Insomma, la corruzione esiste solo quando non viene scoperta. Ergo non è mai punibile. Come nel romanzo “Comma 22” di Joseph Heller: i piloti militari possono essere esonarati dai voli di guerra solo se pazzi;ma chi chiede l’esonero dai voli di guerra non può essere pazzo; quindi è impossibile essere esonerati dai voli di guerra.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Ven Mar 13, 2009 11:46 am

AUTO BLU E POLVERE BIANCA di Marco Travaglio
Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati) della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi,esterni. Che combinazione:proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra mobile intercetta un pusher della Palermo bene, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo delle Libertà” insieme ad Alfano). D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi però D’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale. Ancora qualche mese e , approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto:per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo(o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal baso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei pacchetti sicurezza e della tolleranza zero. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con la delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza internazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “la linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Ven Mar 20, 2009 10:31 am

SE IL FINI GIUSTIFICA I MEZZI di Marco Travaglio


Gianfranco FiniDi Gianfranco Fini si può dire quel che si diceva di Umberto Bossi negli anni Novanta: dipendesse da lui, il Cavaliere sarebbe politicamente defunto da un pezzo. Quando Bossi rovesciò il Berlusconi I nel 1994, nessuno scommetteva una lira sulla resurrezione.

Poi provvide D'Alema a resuscitarlo con la Bicamerale e la caduta del Prodi I. Anche nel novembre 2007 tutto pareva compiuto, con la fuga di Lega, An e Udc dalla Casa delle libertà, mentre Fini firmava l'epitaffio: "Berlusconi è alla comica finale".

A salvarlo, stavolta, provvide quella volpe di Veltroni. E Fini dovette rientrare all'ovile. Ma ora, dal caso Englaro alla difesa della laicità e della democrazia parlamentare, il presidente della Camera ha ripreso a smarcarsi. E potrebbe riservare qualche sorpresa al congresso Pdl di fine marzo, ma soprattutto dopo. Forse però il leader di una destra finalmente credibile dovrebbe dare un'occhiata severa alle candidature per le europee e le amministrative.

In Sicilia l'unico eurocapolista del Pdl targato An sarà Nino Strano: lo stesso che un anno fa salutava la caduta di Prodi ingozzandosi di mortadella e champagne in pieno Senato e urlava "checca squallida" e "mafioso" a Stefano Cusumano dell'Udeur; lo stesso che due mesi dopo fu condannato dal tribunale di Catania a 2 anni e due mesi per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale: nel 2005, assessore della giunta Scapagnini, collaborò a svuotare vieppiù le casse municipali distribuendo, a tre giorni dalle elezioni comunali, denaro a pioggia ai dipendenti per risarcirli dei presunti danni da 'cenere nera' dell'Etna subìti nel 2002.

Fini stigmatizzò le sue indecenti esultanze, che avevano fatto il giro del mondo, e promise di non candidarlo più: possibile che ora non abbia nulla da dire sulla sua esportazione al Parlamento europeo? Ancora: in Puglia il Pdl sarà sostenuto da At6-Lega d'azione meridionale. L'ha annunciato il leader della gloriosa formazione, l'ex sindaco fascista di Taranto,
Giancarlo Cito.

Il quale non potrà essere candidato per un piccolo contrattempo: ha appena finito di scontare una condanna a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, a causa dei suoi affettuosi rapporti con la Sacra Corona Unita, ma l'interdizione dai pubblici uffici dura ancora. E in ottobre s'è buscato altri cinque anni in appello per concussione.

Eppure, come ha rivelato lui stesso, "incontro quasi ogni settimana, al ministero o a Maglie, il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto. Credo in lui, è giovanissimo, siamo tutti orgogliosi". Eppoi anche Fitto è imputato: per corruzione, però. Il 20 febbraio 2008 Fini dichiarò a 'La Stampa': "Se uno è indagato o a maggior ragione condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione o quelli legati all'associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nel comporre le liste vi fosse più rigore e più scrupolo". Era appena un anno fa. Vale ancora, quell'intervista, o è caduta in prescrizione?
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Sab Mar 28, 2009 9:23 am

GLI SMEMORATI DI COLOGNO di Marco Travaglio



Manca poco al debutto dello show di Fiorello su Sky, previsto per il 1 aprile. E chi ha parlato con lui dopo il 22 gennaio, giorno della sua improvvisa e improvvida visita a Palazzo Grazioli, l'ha trovato piuttosto turbato. Molto meno sorridente di quanto era apparso ai cronisti entrando e uscendo dalla magione presidenziale. In quell'ora di colloquio con lo showman, presenti il sottosegretario Gianni Letta e il Guardasigilli Angelino Alfano, Silvio Berlusconi non si sarebbe limitato alle battute su Kakà e sulla celebre imitazione dello 'smemorato di Cologno'.

Ma avrebbe intimato a Rosario di non firmare il contratto con la società di Rupert Murdoch (cui il governo aveva appena raddoppiato l'Iva). Fiorello avrebbe bluffato, sostenendo di aver già firmato. Il premier però avrebbe ribattuto che era una bugia: "So per certo che non hai ancora messo la firma". E aveva ragione lui. A quel punto - sempre secondo chi ha parlato con l'artista - il Cavaliere gli avrebbe ricordato che il suo passaggio a Sky è una strada senza ritorno.

Come dire che l'artista e la sua squadra non lavoreranno mai più per Mediaset e per la Rai, prossima alla riberlusconizzazione: "Altro che smemorato di Cologno: io ho una memoria di ferro.". Si tratta solo di indiscrezioni, impossibili da riscontrare con conferme ufficiali. A meno che, il 1 aprile, Fiorello non faccia uno scherzo al Cavaliere rivelando in diretta che cosa gli disse davvero due mesi fa. Ma poniamo che le voci siano infondate e che il premier si sia limitato all'innocente battuta riportata da Fiorello uscendo da Palazzo Grazioli ("Ma che vai a fare, passi al nemico?"). Bene, basta quel poco per domandare all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, meglio nota come Antitrust, che cosa aspetti a farci conoscere il suo illuminato parere sull'episodio. Chi volesse farsi quattro risate vada sul sito dell'Autorità e clicchi su 'conflitto d'interessi'.


Vi troverà riassunta la famosa legge Frattini: "La legge 20.7.2004, n. 215 si propone di assicurare che i titolari di cariche di governo svolgano la loro attività nell'esclusivo interesse pubblico, prevenendo la formazione di conflitti di interessi". La legge ne contempla quattro, e gli ultimi due sembrano fatti apposta per sanzionare il vertice Berlusconi-Fiorello: "c) allorché un membro del governo adotti un atto o ometta un atto dovuto che incide sulla sua sfera patrimoniale. con danno all'interesse pubblico; d) le condotte delle imprese che approfittino degli atti adottati in situazioni di conflitto di interessi".

Se Fiorello avesse dato retta all'amorevole consiglio del premier, annullando il pre-accordo con Sky, Mediaset, se ne sarebbe avvantaggiata eccome. È vero che esistono problemi più urgenti e che siamo ormai assuefatti al peggio. Ma, se Berlusconi riesce a violare persino le leggi che approva, sarà il caso di sbaraccare come enti inutili le cosiddette autorità che dovrebbero farle rispettare. Altrimenti qualcuno potrebbe persino credere che esistano davvero.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 10:22 am

certo è che il "caso fiorello" ha provocato un fermento sia in casa RAI che in casa MEDIASET (quindo oggi come oggi direi tranquillamente CONDOMINIO BELRUSCONI).
La televisione è diventata un terreno di conquista non solo di ascolti e pubblicità ma anche di quelli che io chiamo "consensi indiretti"; mi spiego meglio,
se una certa rete riesce a portare a se un certo tipo di personaggi riesce poi a creare anche una sorta di apprezzamento mediatico che agisce inconsciamente su alcune scelte dei consumatori... sia commerciali ma forse anche politiche... non so se mi spiego.....
"se fiorello o chi per lui va in un certo canale la pubblicità ed i messaggi diretti e indiretti vengono recepiti meglio...." QUARTO POTERE!
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 10:30 am

Mamma mia!
sembra di assistere a colloqui avvenuti una sessantina di anni fa in un altro palazzo romano.....

xetrix ha scritto:
GLI SMEMORATI DI COLOGNO di Marco Travaglio

Ma avrebbe intimato a Rosario di non firmare il contratto con la società di Rupert Murdoch (cui il governo aveva appena raddoppiato l'Iva). Fiorello avrebbe bluffato, sostenendo di aver già firmato. Il premier però avrebbe ribattuto che era una bugia: "So per certo che non hai ancora messo la firma". E aveva ragione lui. A quel punto - sempre secondo chi ha parlato con l'artista - il Cavaliere gli avrebbe ricordato che il suo passaggio a Sky è una strada senza ritorno.

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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 12:14 pm

xetrix ha scritto:
GLI SMEMORATI DI COLOGNO di Marco Travaglio
Ma avrebbe intimato a Rosario di non firmare il contratto con la società di Rupert Murdoch (cui il governo aveva appena raddoppiato l'Iva). Fiorello avrebbe bluffato, sostenendo di aver già firmato. Il premier però avrebbe ribattuto che era una bugia: "So per certo che non hai ancora messo la firma". E aveva ragione lui. A quel punto - sempre secondo chi ha parlato con l'artista - il Cavaliere gli avrebbe ricordato che il suo passaggio a Sky è una strada senza ritorno.
.

Nel passaggio ... (cui il governo aveva appena raddoppiato l'Iva) era opportuno precisare che ...il governo gli aveva equiparato l'iva a quella che pagano TUTTE le emittenti TV. Altrimenti la parziale informazione diventa una informazione strumentale di comodo.

starna ha scritto:
Mamma mia! sembra di assistere a colloqui avvenuti una sessantina di anni fa in un altro palazzo romano..... .

Cos'e questo candore verginale?
É una normalissima, ordinaria, comune trattativa commerciale dove, al pari di una partita a briscola, chi ci ha l'asso lo cala quando serve. Nel settore commerciale è all'ordine del giorno dire al fornitore "... se tu vendi il prodotto PINCOPALLINO anche al mio concorrente TALDEITALI io non te lo compro più!"
Embe? Scandalizzarsi di cosa?
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 12:19 pm

Il mio era solo un commento sarcastico , volevo dire che mi ricorda i metodi di controllo dell'informazione e della stampa in voga qualche anno fa....!
concordo sulla trattativa ma non sulle "presunte" minacce di non ritorno in rai/mediaset e dissento sulle parti in causa in quanto una di esse ricopre una posizione "sensibile" nel contesto politico italiano! .. si torna al famoso "conflitto di interessi" anche se nel caso specifico si tratta in fondo solo di uno show-man!
cheers
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 4:51 pm

alvin ha scritto:


Cos'e questo candore verginale?
É una normalissima, ordinaria, comune trattativa commerciale dove, al pari di una partita a briscola, chi ci ha l'asso lo cala quando serve. Nel settore commerciale è all'ordine del giorno dire al fornitore "... se tu vendi il prodotto PINCOPALLINO anche al mio concorrente TALDEITALI io non te lo compro più!"
Embe? Scandalizzarsi di cosa?

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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 6:22 pm

quoto starna, alvin hai perfettamente ragione su tutto quello che hai detto ma finchè quello a cui ti riferisci è il presidente del consiglio il conflitto d'interessi non mi permette di vedere le cose in modo "normalissimo"....del resto la sinistra al governo una cosa buona poteva fare e non l'ha fatta, la legge sul conflitto d'interessi, si vede che gli sta bene così anche a loro, del resto campano solo se esiste berlusconi se no non prenderebbero nemmeno i pochi voti che prendono adesso..

detto questo non mi puoi venire a dire che sia una cosa normale, dati alla mano solo in italia esiste una situazione del genere. ehm pardon forse anche in venezuela con chavez... Shocked
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 6:45 pm

La "normalità" di cui ho fatto cenno è per l'aspetto commerciale, ovvero il cliente (Mediaset) dice al fornitore del servizio (Fiorello): «Se tu vendi il tuo prodotto ad un altro io non te lo compro più»
Ciò, lo ribadisco all'infinito, é perfettamente logico e legittimo e se così non fosse dovremmo abolire dal dizionario il termine "mercanteggiare".

Quanto al problema del conflitto d'interesse io (volutamente) no l'ho neppure sfiorato.
Certamente esiste.
Tuttavia la stessa sinistra (su questo vi vedo d'accordo), ha dribblato il problema. Adesso non potete aspettarvi che sia il tacchino ad organizzare il pranzo di Natale!
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mer Apr 01, 2009 6:54 pm

il fatto è che se si fa un discorso puramente economico non c'è nulla di male, poi come ha detto xetrix, quando la sinistra era al governo, e godeva di una buona maggioranza, perchè non ha fatto la legge sul conflitto di interessi?!
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Gio Apr 02, 2009 6:54 am

alvin ha scritto:

Tuttavia la stessa sinistra (su questo vi vedo d'accordo), ha dribblato il problema. Adesso non potete aspettarvi che sia il tacchino ad organizzare il pranzo di Natale!
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Lun Apr 06, 2009 9:10 am

TUTTI ALLA CORTE DEL SULTANO DI ARCORE di Marco Travaglio


Nel congresso che l'ha incoronato all'unanimità (nemmeno un delegato pagato per votargli contro), il Sultano di Arcore ha confermato ciò che scriveva Claudio Rinaldi. Lui non dimentica mai il precetto di Gustave Le Bon: "Il candidato avversario si tenterà di schiacciarlo dimostrando che è l'ultimo dei farabutti" ('Psychologie des foules', 1895). Demonizzazione pura.

Lo stesso non si può dire dei presunti avversari del Pd, che per tre giorni l'han lasciato scorrazzare indisturbato per tv e giornali, opponendogli i soliti impercettibili pigolii. Franceschini - che finora l'aveva incalzato su temi a presa rapida, come l'assegno ai precari disoccupati e l'election day per risparmiare 500 milioni - s'è attardato sul fiacco argomento della candidatura-truffa alle Europee: una polemicuzza politichese che interessa a pochi.

Quel gran genio di Violante ha pensato bene di ricordare che nel '94 gli ex Pci "non avevano capito nulla di Berlusconi", regalandogli un'altra freccia per infilzarli. D'Alema e Marini hanno abboccato all'amo dell'ennesima "riforma costituzionale", come se non fossero bastate la Bicamerale del '96 e la "grande riforma" di veltroniana memoria: il Cavaliere avrebbe dovuto premiarli al congresso del Pdl come soci fondatori ad honorem.

Anche stavolta, con i suoi balbettii, il Partito Disperati ha perso ottime occasioni per seminare pepe e zizzania in campo avverso. Ad esempio sulla beatificazione di Craxi, subito fulminata da Beppe Grillo con un nuovo acronimo: Partito del Latitante.

Tre settimane fa, ad 'Annozero', il leghista Castelli aveva maledetto "Craxi, Andreotti e Forlani che ci hanno regalato questo debito pubblico". Perché non ricordare che, se ogni anno paghiamo 80 miliardi di interessi sul debito, lo dobbiamo anche allo spirito guida del premier?


E fu proprio Bettino, non i comunisti, a sponsorizzare il referendum del 1987 contro le centrali nucleari che ora il suo figlioccio vuole ricostruire, gettando al vento
una ventina di miliardi. Perché, invece di inseguire i doppigiochi di Fini, non rammentargli qualche verità scomoda?

Autosciogliendosi nell'acido, Fini ha ricordato Paolo Borsellino, "un esempio da seguire non perché fosse nel Fuan, ma perché sacrificò la vita in nome del dovere". È lo stesso Borsellino che il 23 maggio 1992, due giorni prima di Capaci e 59 giorni prima di Via d'Amelio, rivelò a Canal Plus che si stava ancora indagando sui rapporti fra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano, l'ex fattore di Arcore che lui definì "testa di ponte di Cosa Nostra al Nord per il traffico di eroina" e il riciclaggio.

Volendo poi esagerare, si poteva pure stuzzicare Tremonti, che s'è dipinto come un forzista antemarcia. Se è vero - come ha svelato al congresso - che nel luglio '93 partecipò alle riunioni di Arcore, come mai nel '94 definì le promesse di Berlusconi "panzane" e "miracolismo finanziario" e si candidò contro di lui nel Patto Segni? Era per caso un infiltrato in incognito? Così, tanto per sapere.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mar Apr 14, 2009 8:35 am

POLITICA ESTERA:NON PERVENUTA.



Forse non è un caso se le peggiori figuracce Silvio Berlusconi le colleziona all'estero. Appena oltrepassa i confini patrii, perde tutti i paracadute che in Italia lo salvano da tutto, specie da se stesso. All'estero non può contare su giornali e tv di sua proprietà: lì non si usa. Gli basta fare o dire molto meno di quel che fa o dice in Italia per scatenare il finimondo.

Un giorno qualcuno traccerà finalmente un bilancio della sua lunga stagione politica e risponderà a una domanda semplice semplice: cosa lascia di memorabile in eredità ai posteri il premier più longevo della storia repubblicana? Roberto Benigni provò a rispondere nel 2005 in un celebre sketch a 'Rockpolitik': a parte la patente a punti, non gli venne in mente nulla. Ma restò isolato. In politica estera invece la nullaggine berlusconiana si nota a occhio nudo, anche perché fra i giornalisti che la raccontano al mondo non ci sono dipendenti Mediaset.

Tre anni fa, dopo aver contribuito a esportare a suon di bombe la democrazia in Afghanistan, il Cavaliere esaltò il regime fantoccio di Hamid Karzai come "il primo governo finalmente democratico": infatti proseguono torture ed esecuzioni capitali, col contorno della legge che autorizza gli stupri in famiglia. Roba da rimpiangere i talebani. Il piccolo esportatore di democrazia è riuscito a non dire una parola sul regime russo dell'amico Vladimir, sullo sterminio di 100 mila ceceni, sull'attacco alla Georgia e sulla mattanza dei giornalisti d'opposizione (l'altro giorno è morto ammazzato il 48 dell'èra Putin). Anzi, ora s'è messo in testa di fidanzare l'autocrate di Mosca con Obama.

Poi c'è il filo diretto con Tripoli. Il 24 marzo è uscita sul 'Corriere della sera' una notizia che, come tutte le notizie, in Italia non ha fatto notizia: "Il governo italiano proverà a mettere pace nel contenzioso che oppone la Libia alla Svizzera dopo l'arresto nel luglio scorso a Ginevra di
Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Muhammar, accusato di maltrattamenti ai danni di due persone di servizio". Il ministro degli Esteri Franco Frattini annuncia giulivo che "l'Italia è pronta a fare la sua parte con parole di rasserenamento a favore della Svizzera in virtù della particolare amicizia con Tripoli".

Ecco: perché mai l'Italia è "particolarmente amica" di una tirannide che calpesta i diritti civili e umani e usa il traffico degli schiavi moderni per ingannare il nostro governo, che in cambio le regala 5 miliardi di dollari? La risposta è in un'illuminante dichiarazione di Abdulhafed Gaddur, ambasciatore libico a Roma: "Vogliamo mettere a disposizione delle imprese italiane una zona franca, anche dal punto di vista fiscale, vicino a un porto e a un aeroporto".

Casomai il premier capitasse dalle parti del Parlamento, un'eventuale opposizione potrebbe domandargli se sappia niente del progetto. Che parrebbe lievemente incompatibile con la guerra ai paradisi fiscali da lui dichiarata al G20 di Londra.
O è stato frainteso anche su questo?
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mar Apr 28, 2009 11:56 am

MIGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO

Ci vuole un bel coraggio, alla Lega Nord, per riesumare il professor Gianfranco Miglio e attribuirgli la paternità della cosiddetta Riforma federalista firmata da Roberto Calderoli, grande esperto di leggi 'porcata'. Una riforma che - come ha spiegato, anzi minacciato Renato Brunetta - ci regalerà "20 regioni a statuto speciale".

Miglio invece - l'ha ricordato Massimo Cacciari in un convegno opportunamente disertato da Umberto Bossi - proponeva quattro o cinque macroregioni, per evitare sprechi e particolarismi. Eppure il Carroccio prepara un controconvegno di appropriazione indebita, alla presenza nientemeno che di Bobo Maroni. Per dimostrare, scrive 'La Padania', restando seria, che "il professore ha anticipato tempi, pensiero e polpa dell'azione della Lega". Lo stesso Bossi, il 7 febbraio, si era avventurato in ardite analisi politologiche su 'La Provincia' di Como: "Per me Miglio è sempre stato una specie di punto di sicurezza. Con lui potevo parlare e ragionare". Sempre stato? Mica tanto. I due si conobbero nel 1990 (Miglio però non prese mai la tessera della Lega) e divorziarono rumorosamente nei primi mesi del 1994, quando il Carroccio si alleò con Berlusconi, "questo riccone che piace tanto ai cafoni del Sud perché sa far tintinnare i suoi soldi, guadagnati non importa come" (5 febbraio). Lo studioso testimoniò al processo Enimont contro Bossi, imputato per la stecca di 200 milioni targata Ferruzzi-Montedison, e contribuì a farlo condannare.

La sentenza Enimont ricorda come Miglio "ha riferito che, all'approssimarsi delle elezioni del '92, aveva chiesto a Bossi se disponesse di risorse finanziarie sufficienti per la campagna elettorale e questi gli aveva risposto: 'Non ti preoccupare, ci penso io... Ho stabilito buoni rapporti con i Ferruzzi, ci aiuteranno'. Miglio ha detto di essere a conoscenza che la Lega reperiva risorse finanziarie da imprenditori che effettuavano finanziamenti illeciti direttamente a Bossi per ingraziarselo".


Poco prima Umberto gli aveva preferito come ministro delle Riforme il pittoresco Enrico Speroni. "Il governo", sentenziò Miglio, "ha un programma demenziale, roba da restaurazione" (17 maggio '94). Bossi, con la consueta eleganza, gli diede del "poveraccio", "vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona". Replica a stretto giro del Prufesùr: "Bossi è

un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo caccio a pedate nel sedere" (18 maggio), "Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi", "Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto" (10 agosto). E il Senatùr, in dolce stil novo: "Me ne fotto delle minchiate di Miglio", "Arteriosclerotico, traditore", "Ideologo? No, panchinaro", "Una scoreggia nello spazio". Ora urge convegno, in rime baciate.
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MessaggioTitolo: Re: SIGNORNO'   Mar Mag 12, 2009 7:34 am

L'EUROPA CHE PIACE A CASINI


Nel 2005, da presidente della Camera "ma soprattutto da padre", Pier Ferdinando Casini invocò "il rispetto dei bambini, obiettivo cui nessuno può sottrarsi" perché "non si può cedere alle necessità del mercato", ergo "giornalisti e garante della privacy devono fare di più" e "innalzare gli argini". Ora che lo stesso Casini compare sui megamanifesti elettorali dell'Udc ('Un disegno comune') in compagnia di bambini, qualcuno potrebbe pensare che abbia ceduto alle necessità del mercato.

Chissà che ne dice il garante della privacy. Lo stesso Casini, con 'L'espresso' (23 febbraio 2006), era stato categorico: "Non faremo sconti: a parte Cuffaro, non ricandideremo nessun inquisito". E l'anno scorso, a 'Ballarò', convenne col giudice Piercamillo Davigo: "I partiti devono fare pulizia al proprio interno". Ora deve aver cambiato rapidamente e radicalmente idea. Nelle sue liste per l'Europa infatti svettano personaggi dal curriculum giudiziario di tutto rispetto. Ciriaco De Mita vanta una notevole collezione di prescrizioni per vari episodi di Tangentopoli.

Giuseppe Naro da Messina ha al suo attivo un arresto, una condanna definitiva per abuso d'ufficio (acquistò con denaro pubblico 462 ingradimenti fotografici alla modica cifra di 800 milioni di lire) e due prescrizioni per la Tangentopoli messinese e per le spese folli di Taormina Arte (peculato). Ferdinando Pinto, arrestato e poi assolto per mancanza di prove dall'accusa di aver incendiato il teatro Petruzzelli, è stato condannato in sede civile a risarcire i proprietari per 57 miliardi di lire (mai pagati). E ora è di nuovo imputato a Bari per aver depistato le indagini, accusato di falso, contraffazione di pubblici sigilli, calunnia, falso giuramento, falsa testimonianza e violenza, con l'aggravante di aver favorito il clan Capriati.


Saverio Romano è indagato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e sotto osservazione per le rivelazioni di Massimo Ciancimino, che sostiene di avergli allungato un 'contributo' di 100 mila euro. Angelo Sanza invece si salvò da Tangentopoli perché un finanziamento in nero di 200 milioni da Florio Fiorini, pur dimostrato, fu ritenuto non punibile in quanto proveniente dall'estero. Infine

Ivo Tarolli, intimo del governatore Antonio Fazio, è stato indagato a Milano e poi a Lodi per appropriazione indebita dopo le rivelazioni di Gianpiero Fiorani su un gentile omaggio di 30 o più mila euro in piena scalata Antonveneta. La sua posizione è stata poi stralciata in vista dell'archiviazione.

Ed è una fortuna che l'Mpa abbia soffiato all'Udc Vittorio Sgarbi (pregiudicato per truffa allo Stato) e il Pdl le abbia strappato gli eurodeputati uscenti Vito Bonsignore (pregiudicato per tentata corruzione) e Aldo Patriciello (pregiudicato per finanziamento illecito e bi-imputato per due truffe). Altrimenti Piercasinando contenderebbe a Berlusconi la palma del partito a più alta densità di inquisiti. Un disegno comune. Ovvero: Unione dei condannati.
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